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I rischi di uso eccessivo della tecnologia

Nella stanza affollata della Città sana di Parenzo, il 21 febbraio, 100 persone con cura, interese e preoccupazione hanno ascoltato l’impressionante presentazione del primario. Ivan Burcar, specialista di chirurgia generale e specialista di cardiochirurgia del Centro clinico di Zagabria, professionista ed un genitore, padre di tre figli, dedito allo studio delle conseguenze fisiche e psicologiche della dipendenza da bambini ed adulti nella tecnologia. Questo argomento è stato discusso come parte della 11a Settimana di psicologia a Parenzo. In questa occasione, ha parlato sul pensiero e sull’azione dei genitori, educatori, insegnanti e altri professionisti, responsabili di associazioni, nel tentativo di aumentare la consapevolezza della necessità di controllare lo sviluppo di massa bambini o adulti tramite la tecnologia. dott. Burcar ha basato la sua lezione sul libro dello psichiatra americano dott. Nicholas Kardaras chiamato Glow Kids, cioè bambini con le facce brillanti. Questo libro, come anche la lezione, si sofferma sul tema della tendenza crescente di dipendenza di tecnologia e smartphone, computer ma anche altri schermi a cui stiamo ogni giorno sempre più esposti.

Gli schermi lampeggianti come la cocaina elettronica

Anche se la tecnologia nel mondo frenetico di oggi offre vari benefici e le opportunità, le ricerche mostrano che l’uso eccessivo di varie schermate ed il loro effetto sul cervello, soprattutto nei bambini, portano ad un collegamento significativo con frequenti disturbi psichiatrici come l’ADHD, la dipendenza, la depressione, l’ansia, l’aggressività aumenta. Nei bambini in via di sviluppo, l’eccessiva esposizione ad uno screening può portare a danni neurologici al cervello ed agli stessi effetti simili agli effetti del consumo delle droghe, ad esempio la cocaina. Pertanto, gli esperti che studiano l’uso incontrollato ed eccessivo dello schermo per giocare, navigare in Internet o la comunicazione attraverso i social network stanno iniziando ad utilizzare il termine della cocaina elettronica schermi lampeggianti per. Così dice il dott. Burcar quando lasciamo bambino ad uso incontrollato o eccessivo della tecnologia di Internet e lo espongono al rischio di sviluppare dipendenza dalla tecnologia, come se gli abbiamo dato la cocaina. Come genitori, non offriamo mai i farmaci ai bambini. D’altra parte, i genitori acquistano videogiochi per bambini che “s’attaccano” e creano dipendenza. Quindi i genitori non sapendo cosa stava succedendo nel corpo e nel cervello, credendo di fare il bene o per premiare i propri figli, per i bambini in realtà giochi elettronici sono come la cocaina se non vengono scelti con cura e se non si utilizzano il monitoraggio ed il controllo degli adulti.

Ha spiegato che la dipendenza degli schermi e di Internet causa una base neurobiologica ed altre dipendenze. Ha descritto il percorso della dopamina ed il modo in cui la dopamina nel corpo esalta il piacere di comodità (eccitazione) e si riproduce durante il videogioco. L’impatto dello schermo porta ad un aumento dei livelli di dopamina e alla stimolazione dei centri di benessere (eccitazione) che alla fine influenza la ripetizione della reazione. Quindi, viene creato un senso di comfort e più l’eccitazione è presente, più cerchiamo di ripetere quei comportamenti che portano al piacere. Quando si sviluppa una dipendenza, la produzione naturale di dopamina addormenta i recettori nel cervello, e questo influenza la dipendenza del comportamento di dipendenza. Questi bambini dipendenti sostengono di giocare più a lungo. Alla fine, i bambini sono in grado di sedersi sullo schermo per delle ore e giocare.

Siccome il cervello dei bambini e dei giovani si trova ancora in sviluppo, proprio loro sono il gruppo particolare a rischio per lo sviluppo della dipendenza della tecnologia, e parallelamente per il disturbo dello sviluppo normale del cervello e disturbi seri nel comportamento ed il funzionamento emozionale.

Video giochi e social network come rischi per il comportamento di dipendenza

Il giocare con i videogiochi ha un influenza particolare per il nostro organismo. Vale a dire, il nostro organismo riconosce le reazioni fisiologiche in vari situazioni stressanti – ci combatte oppure scappa. Le situazioni stressanti oppure molto eccitanti danno l’energia su una di queste due azioni. Durante i videogiochi, questa reazione è presente per tutto il tempo, ed il nostro organismo produce per tutto il tempo l’adrenalina ed il cortisolo, in modo da prepararci per l’azione. Ma, un talmente lunga tensione dell’organismo può causare l’aggressività, aumentare l’attenzione, un eccessiva attività del cervello e sintomi di dipendenza simili ai sintomi clinici ella mania. I genitori spesso offrono ai bambini i videogiochi in modo da ricompensarli oppure calmarli mentre stanno facendo qualcosa d’altro e se non li controllano, i bambini diventano tossicodipendenti della “cocaina elettronica”. Non sanno che in realtà tutta l’industria dei video giochi si basa sulla formazione della popolazione di tossicodipendenti dei giochi in modo che li consumano e comprano. L’industria dei videogiochi assume i neuroscienziati e neurobiologi che controllane le funzioni vitali dei giocatori, che testano i giochi con l’obiettivo di cambiare i stessi in modo da aumentare l’eccitazione ad un certo livello (ad esempio la pressione del sangue a 180/120-140 in pochi minuti del gioco oppure causare una reazione di sudore) e incoraggiare lo sviluppo di una sorta di dipendenza legata a queste eccitazioni. L’essenziale è vendere un’alta quantità di copie di un gioco particolare, mentre la salute dei consumatori viene messa a secondo posto. Il dott. Burcar ha indicato “immaginate un ragazzo che un po’ timido, difficilmente instaura un contatto sociale oppure durante il periodo adolescenziale ha avuto una scarsa immagine di sé e pensa d’essere brutto… a lui diventa più facile tuffarsi nel mondo immaginario dei videogiochi in cui si identifica con l’eroe ed in quel mondo si sente proprio a suo agio.”. Ma il divario che che nasce tra l’immaginario e il mondo reale fa l’adattamento del bambino nel mondo reale ancora più difficile. In questo modo i bambini divento dei seri candidati per la dipendenza delle tecnologie ed altri disturbi di comportamento e di funzionalità emozionale. Per questo oggi si parla sempre di più riguardo al fenomeno dei Ragazzi con le facce splendenti – “Glow kids” che durante il giorno e la sera con entusiasmo guardano lo schermo, non ci sentono, guardano negli schermi come ipnotizzati ed in trans, e nel tentativo di allontanarli dallo schermo diventano aggressivi ed arrabbiati, sfidano l’autorità, non possono controllare le emozioni, e possono avere uno spostamento dalla realtà, o nella versione peggiore dei disturbi psicotici.

Si sa che il 10% delle persone nella popolazione sono persone che per la loro struttura della personalità sono inclini a diventare più facilmente dei tossicodipendenti ed utilizzare gli strumenti della tossicodipendenza. Altrettanto si sa che queste persona già nell’infanzia diventeranno dipendenti dalla tecnologia e dopo ci sarà una maggiore probabilità che diventeranno di alcol, droga e cose simili. Oggi è anche evidente che tutti i bambini ed adulti sono esposti ai progressi e strumenti della tecnologia ed il rischio dello sviluppo della dipendenza è veramente alto per il numero sempre più alto di persone nella popolazione. Il dott. Burcar ha sottolineato che i dati del 2010 evidenziano che in Croazia l’81% dei bambini è dipendente di qualche videogioco. Detto questo, sembra che il rischio di dipendenza dalla tecnologia dei più piccoli sia la nostra realtà.

Il dott. Burcar ha poi menzionato anche la frenetica ossessione odierna dei giovani ma anche degli adulti dei social network e dei cosiddetti texting, oppure hypertexting, che indica lo scambio di più di 120 messaggi al giorno tramite i social network. Si tratta di bambini ed adulti che non possono fare niente senza che guardino nel frattempo sul cellulare, a tenerlo sempre accanto a se ed interrompono sempre quello che stanno facendo per vedere dei messaggi su Instagram, Facebook , Viber, Whatsapp… Loro si trovano per tutto il tempo attivi sulla “rete”. Il loro cervello è sempre eccitato aspettando qualche risposta, una comunicazione virtuale. È provato che l’esagerata comunicazione tramite i social network stimola la depressione dei bambini ed adulti. Le persone sui social hanno un “sacco di amici” di cui ci sono molti che non conoscono personalmente. Seguono dove la gente viaggia, cosa fa e pubblica, cosa compra, come si veste… comparono sé stessi a loro, vivono le vite d’altrui ed una parte di loro cade in depressione pensando “ guarda questo come vive e cosa può fare, guardo dov’era… mentre io non ero da nessuna parte!”. Ma paradossalmente, sembra che accanto a tutti i possibili social network e gli strumenti di comunicazione che offrono le tecnologie moderne, sempre più gente si sente in solitudine e per questo si pone la domanda in quale modo i social network influenzano le nostre abilità di comunicazione diretta.

Come riconoscere il problema e come procedere?

Dott. Burcar menziona alcune delle domande che indicano se il bambino ha qualche problema:

  • Resta sveglio più a lungo e più a lungo sta davanti al PC?
  • Diventa aggressivo ed ansioso quando rimane senza il cellulare, PC o la console da gioco?
  • La tecnologia si riflette sul successo scolastico?
  • Ha dei problemi nel dimenticare delle foto digitali?
  • Ha delle immaginazioni riguardo delle foto virtuali?
  • Nasconde gli apparecchi o si nasconde mentre li sta utilizzando?
  • Ha delle difficoltà nel controllare le emozioni?
  • Vi sembra apatico oppure si infastidisce facilmente?
  • Vi sembra stanco ma altrettanto eccitato?
  • Gli insegnanti si lamentano che dorme a scuola?

Se notate uno di questi problemi nei vostri figli è necessario imporre un sano rapporto con la tecnologia che comunque è diventata un inevitabile aspetto per la vita quotidiana e l’uso primario della tecnologia dovrebbe andare verso la ricerca di contenuti utili. In generale, la disintossicazione
dal digitale dovrebbe andare gradualmente, ad esempio, ogni giorno diminuire per un’ora. Per eliminare il comportamento di dipendenza servono minimo 4 settimane di completa astinenza senza gli schermi con un compenso di attività sane.

Ha lo smartphone dello spazio a scuola?

È dimostrato che l’insuccesso scolastico è direttamente legato all’uso dei cellulari durante le lezioni tra gli alunni che apprendono con difficoltà. Un numero sempre più alto di prestigiose scuole occidentali vieta che il cellulare si porti a scuola, ma altrettanto non introducono le lavagne interattive e nemmeno non introducono o aboliscono i tablet siccome la massima introduzione delle tecnologie blocca lo sviluppo normale del cervello, della grafomotricità ed aumenta il tempo che i bambini spendono davanti agli schermi. I bambini circondati dalla tecnologia non leggono più. E solo la lettura ha un ruolo speciale nello sviluppo del cervello così come il contatto sociale e l’interazione studente – insegnante che è insostituibile nello sviluppo dell’uomo come essere umano.

Il dott. Burcar si è impegnato per il divieto dell’uso del cellulare nelle scuole in cui studiano i suoi figli e ha suggerito ai genitori e gli insegnanti di riflettere un po’ sulle conseguenze del consumo di massa della tecnologia e di decidere da soli se vogliono la digitalizzazione completa nelle proprie scuole e rendere i bambini ancora più dipendenti dalle tecnologie oppure tenere l’interazione sociale e incoraggiare la comunicazione tra i bambini e con le persone adulte importanti – insegnanti.

Il dott. Burcar ha concluso con la sua presentazione con il messaggio “Ai bambini si dovrebbe limitare il tempo speso su Internet ed incitarli ad utilizzare Internet per le ricerche di cose utili ed educative. Altrettanto ai bambini si dovrebbe lasciare la possibilità d’annoiarsi in modo d’attivare la propria creatività in cerca di divertimento. Bisogna essere coinvolti nella vita dei propri figli, andare in natura , lasciarli giocare e fare le ricerche. Ad esempio, a mia figlia ho comprato il cane al posto di un videogioco!”